6 Febbraio 2024 0 Sostenibilità ambientale, Insetti Formichiere

La loro comparsa sulla Terra è probabilmente anteriore a quella dell’uomo, come dimostrano alcuni ritrovamenti fossili che fanno risalire la loro presenza sul nostro pianeta a quasi 100 milioni di anni fa. Le api vengono considerate simbolo di operosità, vivono in comunità e nessuna sopravvivrebbe da sola, ma sono soprattutto sentinelle della biodiversità. Perché? Perché oltre a produrre miele, sono degli impollinatori. L’attività di impollinazione delle api garantisce infatti la riproduzione di diverse piante selvatiche e la nascita di varie colture, regolando così i differenti ecosistemi.
Se scomparissero, si romperebbe una catena naturale che sarebbe molto difficile ricreare, con conseguenze anche sul mondo agricolo. Scopriamo insieme perché le api in via di estinzione vanno protette e perché sono così preziose per l’ambiente e per l’uomo.

Un po’ di storia

La storia delle api ci dice che questi insetti impollinatori vivevano sul nostro pianeta molto prima rispetto all’essere umano. Lo testimonia ad esempio il ritrovamento di un’ape all’interno di un blocco di ambra fossile di ben 100 milioni di anni, in una miniera del Myanmar; sarebbe lei l’ape più antica di cui si abbia traccia. Ma la notizia più significativa per la comunità scientifica è stato il ritrovamento, all’interno del fossile, di pollini e parassiti, il che testimonia come il legame tra api e piante fosse già presente in un’era ancora dominata dai dinosauri. Quello che non sappiamo invece è quando le api, che si nutrono di nettare e discendono da vespe carnivore, siano diventate “vegetariane”.
Non si sa neanche quando l’uomo iniziò ad allevarle: l’unica certezza è che il miele si usa da circa 12 mila anni e che l’apicoltura veniva praticata già ai tempi dell’Antico Egitto, come dimostrerebbero alcune scene raffiguranti la raccolta e la conservazione del miele, rinvenute nel tempio del re della V dinastia Niuserra a Abusir, risalente al 2500-2350 a.C. circa.

Vita delle api

Le api vivono in comunità: è questa la loro caratteristica principale, da sole non sopravvivrebbero. Potremmo definirle “insetti sociali” che vivono solo grazie al gruppo o alla colonia di cui fanno parte. La casa delle api è l’alveare, un nido naturale, un super organismo simile al formicaio che le api solitamente costruiscono sotto i rami o nell’incavo di tronchi. Da non confondere con le arnie per api, un’abitazione artificiale costruita dagli apicoltori per accogliere l’alveare e poi ricavarne il miele prodotto. 

Ogni colonia è composta da un’unica famiglia:

  • l’ape regina, l’unica in grado di riprodursi e l’unica feconda nell’alveare;
  • le api operaie, che svolgono i compiti necessari alla sopravvivenza quotidiana dell’intera colonia;
  • i fuchi (maschi), necessari per la riproduzione;
  • e la covata, ovvero le larve.

Ma quanto vivono le api? In genere le api regine vivono 4 o 5 anni; i fuchi, che muoiono subito dopo l’accoppiamento, hanno un ciclo di vita di massimo di 50 giorni; la vita delle api operaie invece può durare dai 30 giorni ai 6 mesi.  
Il loro compito è trasformare il nettare, di cui si nutrono e che conservano nelle celle dell’alveare, in miele (o pappa reale, cera, propoli) che nel periodo invernale rappresenta la loro unica riserva di cibo.